|
Febbraio 2010. Ancora assurdità da raccontare attraverso lo sguardo di una ragazza sensibile. Un’orca ha assassinato ad Orlando l’istruttrice poco prima che iniziasse il numero in cui l’animale era solito esibirsi. Le tragedie consumate davanti ai miei occhi sono due: la morte di una giovane innocente che amava il mare e le sue creature, e l’assurda fissazione degli uomini di domare la natura. E mentre il petrolio minaccia di avvelenare le acque del Po e il circostante per un errore umano, mentre in Calabria un pezzo di montagna viene giù e la tragedia viene scongiurata per caso, un’orca si ribella e uccide un essere umano. È la fiera del paradosso per molti. In realtà è la manifestazione di uno scempio lungo una vita.
°
Il circo della fantasia sensibile.
°
"Entrate, signori, entrate per assistere al nostro spettacolo mozzafiato! Il domatore e le bestie feroci!” continuava a strillare il ragazzo gracile e dalla carnagione scura davanti al piazzale in cui si era accampato il circo.
Marta passava di là proprio in quel momento alla ricerca di un diversivo per non annoiarsi troppo e decise perciò di acquistare il biglietto pur non amando particolarmente il circo.
Entrò attraversando il tendone e cercando un posto da cui godersi lo spettacolo.
Al centro della pista l’enorme gabbia di ferro, prigione per quelle meravigliose fiere dal manto scintillante.
Giravano in tondo, agitate, con occhi saettanti e malinconici.
Il domatore se ne stava all’impiedi al centro della gabbia continuando a schioccare la frusta nervosamente. Una ad una le tigri agili e veloci iniziavano a saltare e i primi applausi scrosciavano sbalorditi ed eccitati. Le zampe protese in avanti, slanci leggiadri e sinuosi fino a fendere il cerchio per ritrovarsi a terra in una frazione di minuti lunghi una vita. Era un succedersi di immagini repentine e tutte uguali, una sequenza elegante quanto terrificante.
Il domatore magro ed alto era nascosto nella sua divisa nera, si muoveva continuamente facendo attenzione a non avvicinarsi troppo a quella forza della natura, che faceva la sua fortuna e la sua più grande paura.
Marta aveva gli occhi attenti e carpiva ogni dettaglio; non poteva fare a meno di pensare a come gli uomini si entusiasmassero davanti alla possibilità del controllo e del potere. “Hanno bisogno di sottomettere e domare la natura per dimostrare a loro stessi di essere sempre e comunque i padroni”.
Tigri o gattini per gli uomini non c’è differenza che tenga.
La tigre più grossa si rifiutava di saltare nel cerchio infuocato ed emanò un ruggito di rabbia che risuonò per tutta la tenda. La bocca enorme era spalancata, la testa protesa in avanti rispetto al resto del corpo pesante, chiuso in atteggiamento di difesa.
Schiocco di frusta. La tigre ruggiva e non smetteva.
D’improvviso si alzò su due zampe. Era mastodontica, avrebbe potuto uccidere un uomo solo con il suo peso.
Gli spettatori tramortiti iniziarono ad agitarsi, Marta non riusciva a credere ai propri occhi, presa da un misto di terrore e fascinazione. La gente prese a scappare, qualcuno rimase a guardare, certo di stare sognando.
La bestia era in preda ad un’irrefrenabile ribellione e cominciò a girare in tondo, sempre di più, stringendo lo spazio tra lei e l’uomo.
Davanti agli occhi di Marta la bestia stava sfidando l’uomo e nella gabbia in un attimo fu il caos.
Anche gli altri animali si lanciarono in un ruggito di solidarietà e ribellione.
Il domatore era circondato, indietreggiava, agitava la frusta ostentando una fermezza ormai dissolta in paura. Con una sola zampata la tigre più grossa colpì il domatore e lo scaraventò a terra. Il fiato era sospeso e la scena si collocava tra l’irreale e il fantastico.
Gli altri circensi accorsero alla gabbia. “Robert, Robert” chiamavano ma Robert non rispondeva.
Subito dopo, come vittima di un incantesimo, Robert era a quattro zampe ed obbediva al ritmo cadenzato e soddisfatto del ruggito della bestia che lo aveva messo in ginocchio. Girava in tondo, saltellava, prendeva la rincorsa e si tuffava nel fuoco ma bruciava, faceva male e avrebbe voluto urlare ma non riusciva ad emettere nessun suono. Robert scodinzolava agitando il sedere, raccoglieva con la bocca gli oggetti e li riportava alla grossa tigre, imponente e regina tra le sue compagne che si erano tranquillizzate.
Marina Bisogno
|