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Dalila Pala PDF Stampa E-mail
strangeIl suo nome è Dalila Pala, è nata a Cagliari, il 1 marzo 1988. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza e nel tempo libero si dedica alla pratica di molti sport, prediligendo il contatto con la natura e con le persone, oltre che alla scrittura del suo originale e personalissimo universo di emozioni.  
Dalila, parlaci di te. Parlare di se è un po’ come “raccontare del nulla attraverso il tutto” questo perché, come tutti, anche io sono un costante divenire di emozioni, accanitamente attaccata alla vita nelle sue più benefiche sfumature. Il sorriso è la sintesi della mia forma esterna, che come ogni posticcia decorazione nasconde la sostanza interna, ossia una attività di gravosa riflessione tesa a quanto d’inconoscibile s’abbozza in ciò che è conosciuto. Contraddittoria come poche persone coerenti, non assumo una sola posizione, ma ne avanzo e promuovo svariate sullo stesso tema, poiché solo nella molteplicità è possibile ricostruire il tessuto essenziale della propria personalità, un po’ come la ricerca del proprio gusto che si compone di mille assaggi nella definizione del “Preferito”. Ecco non c’è definizione materiale o descrizione minuziosa e dettagliata che di me possa dire alcunché di reale.
Come vivi? Come dico talvolta a chi incontro: “Vivo a sgoccioli come la pioggia passeggera ed insistente tintinnando nella mente della gente che incontro; vivo in soffi come il vento e sento l’animo di chi vale a rapirmi in un momento; vivo il tempo d’un raggio di sole e gusto l’essenza e la gioia assaggio assaporando i compagni di viaggio e da sola scoprendo la meraviglia di poter sostare un istante e tastare l’emozione di esistere”. La Mia terra è un'isola, ma la mia anima erra senza fissa dimora poiché l’unica casa che conosce è l’amore di chi l’ama e si lascia da ella amare.
Cosa scrivi? La varietà del divenire nella sostanza dell’essere. Non c’è logica, non c’è catalogazione, c’è un flusso costante di domande inespresse e di risposte approssimative le quali hanno il carattere fondamentale della mutevolezza. Intimamente sottolineo contenuti passionali (sentimenti ed emozioni) che esulano dalla superficiale concezione di essi e s’ancorano invece in una profonda rielaborazione soggettivamente universale adattabile ad ogni contesto. La chiave unificatrice è il dolore in ogni forma, che si esplica in tristezza e rammarico per l’inerzia, per l’impotenza, per l’ingiustizia, per l’inanità, per l’insondabilità degli eventi, degli uomini, del tutto che ci circonda di cui c’illudiamo d’avere conoscenza.
Apprezzo l’alterità, la dicotomia, la difformità, l’incoerenza, l’inconsapevolezza, l’illogicità. Prediligo un approccio sensuale alle parole, trasformando i suoni in materia permeata d'idealità; m’innamoro facilmente del ritmo e lascio che la rima spesso cada senza metro laddove può più efficacemente colpire l’orecchio dell’uditore. In definitiva non c’è un tema o un contenitore adatto a classificare il mio dire, perché “Va detto anche se non trovo il modo esatto di dirlo”. Direi  Sfumature d’Approssimazione.
Come accade che la vita si tramuti in scrittura? Un giorno temetti di non riuscire a ricordare tutto, e cercai di mutare ciò che vivevo in parole, accorgendomi rileggendo che non v’era traccia di ciò che avevo vissuto, ma con certezza intuii d’aver creato qualcosa di nuovo. Il primo approccio cosciente questo mi disse; il primo approccio inconsapevole lo ebbi all’età di nove anni nel tentativo di dare definizione all’Autunno attraverso un diverso, raro, ricercato utilizzo delle parole, che per una bimba sognante doveva sembrare un'impresa. Accostando i due eventi trovai un modo per poter estrinsecare il mio essere permeando un tozzo di tutto poiché dal principio intesi che il potere non è sopraffazione ma ambizione ad attraversare e governare in modo approssimativo ogni angolo di vita, di morte e di apparente materialità inanimata. Accade un giorno che divenni ciò che scrivevo senza rendermene conto, come una necessità pulsante che quando s’assenta mi rende uno spirito senza contenuti, vagante nel vuoto abissale dei miei pensieri stolti. Scrivere è la fonte del mio patire e senza percezione ed intuizione di quanto si spinge oltre il reale non ci sarebbe per me vita, ma una monotona sopravvivenza che farebbe di me un nome in ferro, un numero in un campo di operazioni.
Quali sono i momenti che hai amato di più collegati alla tua passione di scrivere? Il primo che mi sovviene è senz’altro un giorno fra tanti in cui fulmineo un verso mi balenò in mente, lo trascrissi nella penombra del mio letto in quel diario così vetusto per una ragazzina come me, comprendendo d’aver esplicato con una definizione ciò che univa me e la scrittura: “tra noi”, una sostanziale intimità di libertà che nessuno può scalfire perché tale affetto è solo nostro come un segreto.
Il secondo è un momento in macchina con mio padre, quando il telefonino squillò svariate volte prima che io rispondessi e dopo qualche secondo scoppiassi in lacrime: avevo vinto il primo premio ad un concorso napoletano dedicato ad una ragazza napoletana gravemente malata, il cui tema verteva sulle disabilità ed il mio elaborato “Essere” vedeva come nocciolo essenziale la cecità dell’uomo nell’annoverare come “malate e diverse” persone con siffatti problemi. E di lì la trasferta a Posillipo in una Napoli splendente ed accogliente che mi lasciò esterrefatta per le dicerie che il popolo fa certezza.
Infine, quando giunsi seconda  a Lucca ad un concorso per racconti inediti, e vinsi un buono per acquisti in libreria e sebbene "Carmina non dant panem” (come mi disse una professoressa per smorzare i miei entusiasmi) ne  fui contenta perché per me i libri sono un ottimo cibo spirituale.
Scrivere è un gesto spontaneo o un sacrificio? Non vorrei sembrare fallace, ma a volte mi pare di perdermi tra sconfinati pensieri e di rincasare tra le righe con un incipit in mano di cui non ho percezione d’aver creato; è come se le parole in me si ordinassero arbitrariamente senza che io ne possa avere controllo e sinuosamente s’incastrassero ai concetti ed alle sensazioni che vivo, e talvolta anche alla vita stessa che non vivo. Una volta imperativamente dissi “Avrei scritto qualche cosa se ciò m’avesse chiesto di essere scritto”. Se sovviene un pensiero o patimento lo istorio in un sibilo di inchiostro, altrimenti l'artificiosità eccessiva uccide l’espressione ed è palese quando la si mostra, quando la si legge, poiché traspare un aridità di contenuti che non emoziona nemmeno il più sensibile uditore.
Cosa vuoi dire a un giovane che, come Te,  voglia farsi notare attraverso la sua Poesia?  Abbandona il vacuo desiderio d’apparire e scivola in gocce nella concretezza dell’essere. Non ambire al potere del nome bensì alla gloria dell’eterno che non ha il nome tuo ma quello di ciascuna delle parole che forgiano le tue poesie. Poesia è inusuale e spesso incompresa espressione, necessita di rifuggire la superficialità meccanica e della consapevolezza di estraniarsi dal numero di coloro che si dicono moderni intenditori: la letteratura non ha tempo, ma solo intervalli di stile. In molti scrivono con la mente, in pochi sanno scrivere con l’anima; in troppi leggono con gli occhi del volto, quasi nessuno è più avvezzo a leggere con quelli che si dischiudono nel petto; tuttavia non permettere mai al tuo pennino di placare il suo scorrere d’inchiostro nelle righe dei tuoi giorni, a volte non si scrive per nessun altro all’infuori del proprio Sentire.
 
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Dal web alla carta stampata e ritorno-Il nostro sito Internet è diventato editore  per la carta stampata. Opposto.net continua il percorso iniziato nel 2009 con la I Antologia di Racconti e Poesie dal titolo “Quinto Colore”, proseguito con “365 Piccoli giorni”, l’agenda poetica del 2010 distribuita nelle librerie del Gruppo...

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