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Miro il Vampiro- Virginia Foderaro PDF Stampa E-mail

vampMi presento: sono un vampiro. Mi chiamo Miro. Sono vecchio, anzi vecchissimo e ho una cicatrice sotto l’occhio sinistro che attraversa perpendicolarmente il mio viso. E’ un dettaglio che potrà apparirvi mostruoso, eppure lo hanno sempre trovato attraente. Ho all’incirca 200 anni che porto con sorprendente disinvoltura. Ho perso il conto dei miei compleanni, tanto è il fastidio di assistere giorno dopo giorno, anno dopo anno, decennio dopo decennio a questa tortura che è la mia vita. Un tempo vivevo di notte ed era allora che svelavo il mio volto. Di giorno me ne stavo appollaiato su una trave di legno incastonata nel soffitto di casa,  un soppalco che era il mio rifugio. Non si stava male lassù, sebbene talvolta mi assalisse la noia e dovetti inventare i miei sistemi per non impazzire. Tutti quegli  anni a testa all’ingiù provocarono in me non pochi scompensi. E mi riferisco soprattutto alla circolazione sanguigna che produceva alti e bassi sul mio stato d’animo. Ero di bell’aspetto, nonostante l’età e la mia cicatrice. Dimostravo meno di un quarto dei miei anni e nessuno sospettava che io fossi così antico. Conobbi tante donne, molte le possedute, poche quelle  comprese, tutte le ho dissanguate. Era una missione. Non ve n’era ragione ma io ero lì e che questo basti, come io bastavo a me stesso. In tanti anni di carriera onorata diventai un professionista. Preparavo ogni dettaglio con scrupolosa meticolosità. Nessun particolare era lasciato alla sorte. Quella che voglio raccontare è la mia infallibile tecnica che mi consentì di servirmi degli altri e se qualcuno volesse approfittare dei miei suggerimenti ne sarei lusingato. L’origine del mio passatempo dipese dal mio sentirmi un uomo mediocre, non dotato di alcuna originalità. Avrei potuto dedicarmi a cose più grandi, invece di scegliere di diventare un vampiro. All’inizio mi pareva esaltante sapere che sarei vissuto per sempre, che non sarei mai stato vecchio e che avrei custodito quel segreto soltanto per me, essere unico e impareggiabile. A costo di apparire arrogante, ve lo dico, la vita con me fu generosa sul serio: intelligenza, carisma, simpatia, tanti mezzi, acume di spirito e una forte personalità. Doti che facevano uscire di senno le donne. Nessuna mi avrebbe minacciato nella mia condizione immortale e… immorale. Tuttavia, da principio commettevo i miei errori. Tutta questa grandiosità mi dava alla testa. Non seguivo né disciplina né programmi. Afferravo a piene mani tutto ciò che capitava. E feci delle grandi abbuffate. Era linfa. Era il patto per garantirmi la mia eternità. Le mie vittime erano quelle di una notte, quelle che non avrei mai accontentato, e mai più incontrato. Le facevo impazzire, toglievo loro del sangue e le rispedivo al mittente. Questo gioco mi parve eccitante per lunghissimi anni. Ho viaggiato in tutto il pianeta, ho incontrato le creature più belle, eleganti, gentili. Erano le mie vittime condiscendenti, e io il loro padrone. Ho combattuto duelli, ho accettato ogni sfida. E ho vinto. Con il trascorrere delle mie primavere incessanti, la mia frenesia assumeva sempre meno importanza. Non provavo alcuna soddisfazione sul vantaggio dei favori ottenuti. Ero diventato un fantoccio meccanico e ripetitivo. Dovevo escogitare l’alternativa che mi rendesse magnifico. Iniziai a vestire i panni della falsa modestia. E a furia di sperimentare ne divenni maestro. Avvicinavo le prede con criterio diverso. Dapprima le ascoltavo parlare per ore, le osservavo con occhi gentili, davo loro consigli, esprimevo pareri, sempre calzanti, azzeccati, puntuali. Insuperabile in questo nuovo indirizzo, apprezzai da subito la mia rinnovata veste di vampiro, implacabile. Il lavoro era assai più complicato, e l’impegno crescente mi dava soddisfazioni maggiori. Gli incontri non erano più quelli di una notte furtiva e improvvisa, pretendevano lunga preparazione, cura del dettaglio, doti di psicologia e umanità non indifferenti. Ore e ore di dialogo, impressioni, riflessioni, perplessità, sguardi, ammiccamenti, corteggiamenti, frasi gentili, suggerite o solo accennate. Un corollario denso e fittissimo riempiva le mie oziose pause di riflessione trascorse nel compiacimento dei successi raggiunti, appollaiato a testa penzoloni al soffitto. Avvertivo un gusto senza uguali a saccheggiare quei cuori e a vederli lentamente disarmarsi sotto il guizzo della mia conquistata maturazione. Che genio che ero! A quel punto, ma solo in quel determinato momento, ero orgoglioso di rinunciare alla preda, perché ero già sazio.

 
 
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Dal web alla carta stampata e ritorno-Il nostro sito Internet è diventato editore  per la carta stampata. Opposto.net continua il percorso iniziato nel 2009 con la I Antologia di Racconti e Poesie dal titolo “Quinto Colore”, proseguito con “365 Piccoli giorni”, l’agenda poetica del 2010 distribuita nelle librerie del Gruppo...

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