Successivamente nell’antichità in una zona più interna e distante dal mare fu edificata una seconda città che prese il nome di Neapolis (Nuova città). Sto parlando della mia città, di una città magica: Napoli… Non è come tante bellissime altre, che esistono al mondo…no! In questa città c’è tutto: monumenti, profumi, sapori, vivacità e la memoria di una grande capitale… eppure c’è anche tanta povertà. Quando mancano le ragioni naturali per spiegare condizioni tormentate o eventi straordinari, il popolo si volge verso l’alto per invocare giustizia e ricorre a Dio, ai santi protettori e a tutti i suoi amici angeli. A tu per tu, anche con insulti e male parole, chiede una vita più umana. Nonostante tutto, è una culla che continua a serbare sogni e speranze e dietro ogni angolo esistono grandi tesori È un mondo che bisogna comprendere fino in fondo nel bene e nel male, soffrendo e godendo, ridendo e piangendo… è un universo, ma anche una città ferita, che ferisce continuamente i suoi figli che l’amano e con odio la feriscono senza pietà in un’altalena di abusi, di povertà, di dolore, dove neppure i morti stanno in pace. In essa però c’è anche tanto amore creativo, solidarietà, sogni, segreti e realtà, che volano sulle ali della più fervida fantasia. In questo mitico antico mondo anche un rozzo pezzo di legno ha ereditato la saggezza di un maestro, la sensibilità di un grande poeta e può volare nelle galassie infinite. La vita vaga in un Universo un po’allegro, un po’ triste, pieno di voci, di suoni, di chiasso, di superstizioni, di vicoli, di sfide e di paure, di scongiuri e di maledizioni dette napoletanamente senza cattiveria,
ed infine c’è il Vesuvio con il suo eruttare scostumato… Si dice che con buona volontà “si aggiusta tutto… basta che ci sta a’ salute!” Chi viene da fuori non può capire tutto e subito, forse… con un po’ di fantasia comprenderà ed amerà questa città stratificata da millenni di sofferenze, da polvere vulcanica, da ossa di morti, da suoni portati dal vento, da povertà, da contrabbandieri d’esperienza secolare, da “ammore”, da antichi palazzi gentilizi abitati da nuovi ricchi che sfoggiano con non curanza servitù in livrea e moderni bodyguards, da spacciatori, da malavita, da politici parlanti appena sfornati e pieni di… nulla, da rabbia, da curiosità di ogni genere, da misteri secolari, dai “monacielli” dispettosi e tutto vissuto da tutti sulle ali di una sfrenata inventiva, che porta dolore, ma anche l’allegria di volare con la speranza nel domani.
Pulcinella con la maschera dal naso ricurvo, nella sua teatralità sgangherata cerca di rappresentare un certo tipo di carattere della città con molta autoironia. Goloso, poltrone, spaccone e vigliacco, a volte furbo e melenso e sempre mezzo morto di fame. Diretto discendente di due personaggi delle maschere atellane, il Maccus e il Bucco, sulla carretta dei ciarlatani con spirito d’avventura, ha attraversato il medio evo ed il rinascimento con altri personaggi ridicoli ed ha rappresentato sul palco dei saltimbanchi la satira, lo scilinguagnolo facile, la furberia, l’arguzia e l’allegria dei napoletani. Pulcinella con i suoi lazzi ride e scherza con gli altri e piange di dolore con i suoi. Anche questo fa parte dello spirito napoletano, ma poi tutto finisce a “tarallucci e vino”!
Napoli è stata edificata dai coloni greci e attraverso il tempo è rimasta greca, nonostante tutte le dominazioni straniere. Nei secoli fino ai giorni nostri, i potenti che l’hanno calpestata, hanno creduto d’averla conquistata…ma non hanno capito che…!
Con lo scoppio delle guerre sannitiche, i romani allungarono gli artigli anche su Napoli, che inevitabilmente passò sotto la dominazione romana. Per il grande rispetto che i romani nutrivano verso la cultura ellenistica, la città conservò i riti, le leggi, i costumi e soprattutto la lingua greca. Alla base di questo rispetto, c’era un complesso d’inferiorità ed un centro come Neapolis appagava la sete culturale degli intellettuali romani, dei patrizi e degli stessi imperatori. Cicerone, Virgilio ed Orazio rappresentano i tre cardini degli intellettuali della Neapolis romana. Tanti altri hanno soggiornato per molto tempo e lo stesso Nerone prediligeva la fragorosa platea napoletana per celebrare i suoi successi teatrali. Sarebbe troppo lungo citare nella storia di tutti i tempi la lunga lista di artisti, filosofi, poeti, musicisti, scienziati, giuristi, politici, alchimisti, statisti ed altri innumerevoli personaggi illustri che hanno arricchito la città rendendola un centro vivo di grandi studiosi e di grande cultura.
Quando torno a Napoli dopo un periodo d’esilio, nel chiasso napoletano mi sento rivivere. Vedo come bandiere al vento i coloratissimi panni appesi nei vicoli, sento l’aria del mare da assaporare, il sole che mi penetra dentro, le luci che si riflettono a mare sulle rive del golfo e mi basta poco per riprovare dentro di me la vita che pulsa e quella marcia in più che sento vibrare ed appartenere alla mia terra d’origine. Poi il mio primo pensiero è entrare in una pizzeria e appagare la mia voglia di una succulenta Margherita. Piena di desiderio mi contengo, aspetto il momento giusto e penso ”voglio la pizza più buona di Napoli”.
Ho l’acquolina in bocca, mi voglio “arricreare” perché so che è la più saporita del mondo, morbida con il costone alto, tanta mozzarella filante, immersa nel pomodoro rosso, accompagnata da verdi foglioline di basilico. Ironia della sorte, a volte invece mi sono fiondata nell’unico posto della città dove non si facevano pizze e, delusa me ne sono ripartita con la voglia di pizza come una donna incinta.
Per gli antichi dominatori Napoli era il sogno da conquistare e con essa dominare le onde, placare la furia degli elementi, incanalare le correnti, scoprire rocce, angoli di costa, piattaforme franate, moli, porti, grotte scavate dal mare, rifugi e tanti borghi marini. Furono i greci a dare alla luce il primo porto della città, i romani approfittarono delle strutture già esistenti ampliandole, i mercanti di Amalfi puntarono sulla costiera per i loro affari, i normanni strapparono la città ai bizantini e trasformarono il porto greco-romano in uno dei più importanti scali del continente. Gli Angioini migliorarono le condizioni del porto e della città, che ebbe un notevole sviluppo con gli Aragonesi ed infine i Borboni svilupparono la città e trasformarono Napoli in una grande capitale culturale che custodiva innumerevoli tesori di rara bellezza.
I secoli si sono susseguiti nelle tappe di un percorso che documenta tante responsabilità storiche, i tempi si sono mutati, molte culture si sono affacciate su un suolo dove si respira un’aria particolare, ciascuno ha lasciato dietro di sé cambiamenti economici e sociali tra miserie e glorie quotidiane, al centro dell’inconfondibile originalità della cultura napoletana. Nessuno purtroppo ha mai risolto uno solo dei tanti problemi della città. Dopo secoli di invasioni, violenze, vicende politiche, mutazioni sociali, dominazioni straniere, re ed imperatori venuti da lontano, assedi, carestie, fame, saccheggi e tutto il resto, Napoli è rimasta greca.
La sua anima, sebbene contaminata dal tempo, è greca e non ha mai permesso a nessuno di violarla nella sua essenza. Il popolo, anche nelle più grandi disgrazie, ha sempre trovato un risvolto positivo e la vita continua. È ospitale, ogni occasione è buona per festeggiare, vive socievolmente all’aria aperta, ma sa essere anche feroce e spietato.
Per strada, proprio come tuttora o come accadeva fino a pochi anni fa, un venditore vendeva pezzi di “trippa e musso cotto” con un pizzico di pepe e uno spruzzo di limone, che toglieva da un pentolone di brodaglia bollente su un braciere. Accanto una bottega esponeva “pizze fritte” profumate, allora condite col miele, gruppi di acquirenti gli erano, come adesso, intorno, mentre una frotta di “scugnizzi”faceva un chiasso infernale. Lo spirito, la vivacità, la cultura permangono tuttora greci nei napoletani.
Quando nel III sec. Diocleziano scatenò una feroce persecuzione cristiana, tra le vittime ci fu il vescovo di Benevento, Gennaro, che poi diventò santo e protettore della città. Il sangue, dopo la sua decapitazione, fu raccolto in ampolle e da quel tempo si liquefa due volte l’anno. Il popolo per fede o per superstizione è molto devoto al “miracolo” che lo ritiene un presagio per la città. Guai se per liquefarsi, il sangue impiega più tempo del previsto, una folla urlante, in prevalenza di donne scatenate, insulta e prende a male parole il povero San Gennaro che non si sbriga.
Quante cavalcature straniere nei secoli con arroganza hanno calpestato il suolo napoletano infliggendo al popolo dolori e sofferenze. Oggi l’hanno invasa altri violenti ed essi contribuiscono al disfacimento sociale di Napoli abbandonata nelle mani avide della camorra, nonostante le sue inesauribili energie culturali e morali. Tronfi i barbari nei tempi remoti e nel presente hanno creduto e credono che Neapolis sia terra di conquista, ma in realtà la sua anima immortale non è solo una città, è un mondo, un universo che pulsa e sa conquistare nel bene e nel male chi, senza scrupoli, ha creduto di dominarla.
Anna Maria Artini