| Manuel Ronzoni |
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Manuel Ronzoni è nato a Bergamo il 7 febbraio 1977 all'alba delle 14.00 lasciando trapelare - come ci riferisce lui - da subito, la propensione poco mattiniera della propria attività cerebrale. Segue una formazione tecnica che lo porta sulla strada della consulenza informatica e si interessa per lungo tempo a saggi sulla statistica, sull'organizzazione aziendale e su tutto quanto allontani il lettore dal mondo emotivo della letteratura classica.
Spinto dalla scoperta di un amore folle per Laura - sua moglie - che inizia a farlo dubitare sulla razionalità del mondo e sull'ineluttabilità del principio di indeterminazione, tenta una tarda conversione umanistica e riempie la biblioteca di casa con romanzi che spaziano dai mondi di Dante a quelli di Marquez, dagli esercizi di stile di Queneau a quelli di Calvino, dalle giungle di Kipling a quelle di Conrad. Il tutto accanto al marketing di Kotler.
Dalla passione per la lettura, agli appunti sui passaggi essenziali in un piccolo quanto pretenzioso Moleskine (leggendario taccuino), fino ai primi approcci con una scrittura oltre la foga artistica adolescenziale, il passo è stato più breve di quanto avesse previsto. Il fascino irresistibile di un mondo da scoprire e da cercare dentro l'anima anziché fuori lo lancia in una nuova avventura da cui nasce "Ti racconto una fiaba" (è fra i siti Amici di Opposto).
Salve Manuel, parlaci del tuo blog "Ti racconto una fiaba". "Ti racconto una fiaba" parte dall'idea che la realtà possa sempre essere racchiusa all'interno della fantasia e che, conseguentemente, nella realtà di ognuno ci sia molta più fiaba di quanto si possa pensare. Calvino lo riassume meravigliosamente così: "Io credo questo: le fiabe sono vere, sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna". (Italo Calvino).
"Ti racconto una fiaba" prova ad utilizzare su contenuti con chiari riferimenti alla realtà, una struttura alternativa a quella della "cronaca del terrore" proposta dall'informazione, dalla critica sociale e dalla letteratura contemporanea.
Hai citato Italo Calvino. Quali sono gli aspetti di questo straordinario scrittore che ti affascinano di più? Calvino ha lo straordinario dono della semplicità. L'incredibile capacità di creare sottotesti estremamente complessi, ragionati ed articolati raccontando la storia di un personaggio estratto da un cilindro colmo di fantasia smisurata. Da Marcovaldo a Lezioni Americane, sono sempre testi che nascondono un'incomparabile desiderio di trasmettere passione per una letteratura portatrice di un messaggio tanto chiaro quanto intellettualmente complesso, interpretabile a decine di livelli diversi.
Se poi si aggiunge l'aspetto della costante ricerca di innovazione stilistica il fascino è del tutto completo.
Chi sono gli autori che maggiormente hanno creato dentro di te il desiderio di diventare un narratore di favole? Ci sono fiabe che mi trascino da quando ero bambino, come i racconti di Rodari o i romanzi di Verne. Poi ci sono le scoperte adulte degli "Esercizi di stile" di Queneau o le "Finzioni" di Borges. Definire fiabe quelle di Queneau o di Borges potrebbe apparire una forzatura ma, a parer mio, questa sensazione è dovuta allo svilimento convenzionale della fiaba vista unicamente come letteratura per l'infanzia.
Il concetto di fiaba, nella mia visione, si espande ben oltre il confine di un determinato linguaggio includendo tutte quelle strutture narrative che possano veicolare una [morale] e che spingano, partendo da concetti fantastici ed astratti, verso riflessioni concrete ed attualizzate.
Cosa racconti? L'ispirazione sta nella quotidianità dei gesti e dei pensieri. La chiave della fiaba aiuta ad esasperarne gli aspetti con l'ausilio della fantasia e a portare il lettore verso un punto di vista diverso da quello utilizzato in un approfondimento tradizionale.
Astrarre permette spesso di svincolarsi da limitazioni culturali socialmente imposte e da rigidità personali spesso inconsce e mai affrontate.
Per te il narratore di favole è un Pifferaio Magico? Ogni narratore ha l'opportunità di esserlo. Il fascino della narrazione consente un coinvolgimento emotivo di chi ascolta e l'apertura di un canale di comunicazione privilegiato. Per questo la fiaba, in quanto veicolo di [morale], dovrebbe essere rivalutato come stile narrativo e come strategia di comunicazione.
Il Messaggio Positivo è un affascinante prospettiva che pare caduta in disuso rispetto al Messaggio del Terrore che pare dilagare in questi anni. Mi piace l'idea di riproporre questa visione e sarei felice di potere coinvolgere ed avvolgere altre persone.
Pensi che le favole siano solo per i bambini? Proprio su questo punto si sviluppa l'idea di "Ti racconto una fiaba". Cercare di creare una narrazione trasversale alle varie fasce d'età che riesca a veicolare lo stesso messaggio con diversi livelli di approfondimento e comprensione.
La società attuale tende inoltre alla repressione della creatività infantile e alla progressiva anticipazione del passaggio all'età adulta con la rispettiva chiusura verso forme di creatività che coinvolgano emozioni e fantasia.
I messaggi della società spingono le persone, bambini inclusi, verso un pragmatismo e un realismo tipici della maturità. Questo causa come unica reazione un cinismo esasperato e violento. La parte "fanciullesca" di ognuno dovrebbe avere invece l'opportunità di essere sfogata sotto forma di fantasia ed illusione.
Se potessi descrivere un mondo con delle regole tue come lo vorresti? Solo ed esclusivamente diritti, con doveri come logiche conseguenze. Solo attività PRO, dove il CONTRO è solo un inutile processo distruttivo. La ricerca della positività piuttosto che la guerra alla negatività. L'illusione che torna ad essere una qualità. Il desiderio come motore primo del cambiamento.
Qual è la frase che non hai fatto ancora dire a un tuo personaggio e perché? "Ti odio" difficilmente potrebbe uscire da un mio personaggio. A rimarcare che possa esistere un mondo dove ci sia una comunicazione differente da quella negativa proposta come "Unica Via". Ritengo che la scelta delle parole sia essenziale in un processo comunicativo e che, spesso, sia proprio questo fattore a tradire le reali intenzioni delle persone.
"Ti odio" è mille volte più forte di un colpo di pistola e sono solo due parole: sei lettere e uno spazio.
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Manuel Ronzoni è nato a Bergamo il 7 febbraio 1977 all'alba delle 14.00 lasciando trapelare - come ci riferisce lui - da subito, la propensione poco mattiniera della propria attività cerebrale. Segue una formazione tecnica che lo porta sulla strada della consulenza informatica e si interessa per lungo tempo a saggi sulla statistica, sull'organizzazione aziendale e su tutto quanto allontani il lettore dal mondo emotivo della letteratura classica.