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Morena Fanti. Annullare il Silenzio di Virginia Foderaro PDF Stampa E-mail

morena_fantiE’ un dialogo impegnativo quello che ci si accinge a intrattenere ogni qualvolta si decida di affrontare argomenti dolorosi con la persona direttamente interessata. E io che ho incontrato Morena Fanti in un attimo fugace, fatto di pochi scambi di mail, presentata da un comune amico, sono stata folgorata da ciò che ha da dire.

Morena racconta la morte di sua figlia, Federica. E lo fa con la levità che solo l’amore profondo di una madre può concepire. Sebbene il tema del suo libro “Orfana di mia figlia” (casa editrice  Il  Pozzo di Giacobbe) sia altamente emotivo, questo racchiude in sé una grande missione: quella di dare voce alla sofferenza di un'irrimediabile perdita e al contempo alla speranza di sopravviverle.

Morena come succede che un giorno a quel dolore che annienta si sostituisce il desiderio di raccontarlo? Difficile dire come ciò accada. E’ un pensiero che nasce dal bisogno di farsi sentire, dalla voglia di essere ascoltata e capita. Ho sentito il desiderio di raccontare in modo vero e semplice ciò che succede. Desideravo far capire a chi legge che spesso non ci sono linee di demarcazione così nette nei sentimenti ed è difficile dire cosa sono e come si chiamano, quando sono così complessi come il dolore per la morte di un figlio.

La tragedia della drammatica scomparsa di un figlio è una grandissima prova da superare nella vita di una madre o di un padre. Non tutti ci riescono. Come si può ricominciare a sperare? Per cominciare a sperare di nuovo bisogna alzare lo sguardo, sollevarlo da noi stessi e dal nostro intimo crogiolarsi in quel torpore che desideriamo in quei momenti. Alzare lo sguardo e fissare lontano fino a vedere gli altri e cosa succede nel mondo. Quando si capisce e si accetta che non siamo gli unici che soffrono, che la sofferenza non è proprietà dei singoli, si è già sulla buona strada.

Nel fissare i tuoi sentimenti in questa bellissima storia che hai scritto, ritieni che la tua sofferenza si sia in qualche modo trasformata? Sicuramente ciò è accaduto. La ‘scrittura di sé’ ha una grande valenza terapeutica come dice Duccio Demetrio, grande studioso della scrittura di tipo autobiografico e dei benefici che può arrecare alle persone che la praticano. Scrivere è scavare, è arrivare al fulcro, è conoscere, ri-conoscere e dare un nome alle cose. Quando le cose hanno un nome si possono rivoltare, combinare, frantumare, annientare. Non tutte, ma una buona parte. L’importante è sempre annullare il silenzio, dare voce ai sentimenti.

A chi pensi sarà maggiormente di sostegno condividere le tue pagine? Dall’esperienza di questi anni, in cui il mio libro era già presente sul web, ho riscontrato che le mie parole sono risultate un buon mezzo di confronto per chi aveva provato, o stava provando, la stessa sofferenza che io descrivevo e nel confronto si sentiva meno solo e più compreso. Penso, però, che ciò che ho scritto possa essere un motivo di confronto anche per chi non ha questa esperienza e che possa servire per chi vuole essere vicino agli altri.

Qual è l’importanza, a tuo avviso, di affrontare il tema della morte in un libro?La morte genera molti timori in noi. Basta osservare i tanti modi con cui viene indicata, ad esempio nei vari telegiornali: è scomparso ieri… Come dico nel mio libro, per dire che una persona è morta si usa un’espressione che significa “è andato nella foresta amazzonica e non se ne sa più nulla da tre mesi”. Questo significa la parola “scomparso”. Se una persona muore, si può solo dire “è morta”. Quando impareremo a chiamare le cose con il loro nome, impareremo a conoscerle. E conoscerle, significa temerle meno.

Quanto conta per te lo sguardo dello scrittore che anche nel dolore più violento trova il distacco necessario per narrare? In questo mio libro non credo di aver usato molto distacco, ma credo che questo fosse l’unico modo di scriverlo: di pancia. E’ vero, però, che l’ho scritto pensando fin dall’inizio di scrivere un libro e mai un diario, quindi, inconsciamente, posso aver usato un po' di questo ‘distacco’. Di sicuro ho usato le emozioni per scriverlo e questo credo si possa leggere in ogni riga che ho scritto.

orfana_205Il libro: “Orfana di mia Figlia
Autore: Morena Fanti
Casa editrice: Il Pozzo di Giacobbe
Collana: Il senso della vita
Categorie: filosofia
Formato: 13,50x20 cm pag. 280
Prezzo: € 16,00
Disponibili: 500
ISBN: 978
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Morena Fanti, giornalista e scrittrice, vive in una casa immersa negli alberi della campagna bolognese. Collabora al quindicinale “La voce dell’Isola” e alla rivista culturale “Pentelite” di Salvo Zappulla. Ha collaborato come curatrice alla preparazione della “Antologia del Concorso di Emozioni” di ManualediMari, edizioni Kimerik, presentata alla Fiera del Libro di Torino maggio 2007.
 
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